UE verso la revisione del divieto ai motori a combustione del 2035: cosa sta succedendo davvero
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Negli ultimi anni si è parlato molto del 2035 come della data che avrebbe segnato la fine dei motori a combustione interna in Europa.
Una decisione simbolica, pensata per accelerare la transizione verso la mobilità elettrica e per allineare l’Unione Europea agli obiettivi climatici del 2050.

Oggi, però, questo scenario sta cambiando.
La norma potrebbe essere alleggerita, modificata o rinviata, aprendo la porta a un futuro dell’automotive molto più sfumato e meno rigido di quanto previsto.
Questo articolo fa il punto su ciò che sta realmente succedendo.
Cosa prevedeva la regola del 2035?
La Direttiva UE stabiliva che, a partire dal 2035, tutte le nuove auto immatricolate dovessero essere a zero emissioni di CO₂, di fatto escludendo:
- benzina
- diesel
- ibridi
- molte plug-in
- motori endotermici tradizionali
Eccezione parziale: i motori alimentati esclusivamente tramite e-fuel sintetici a emissioni neutre, se certificati.
L’obiettivo era quello di guidare l’industria verso l’elettrico in tempi rapidi.
Perché l’Europa ora sta cambiando rotta
Negli ultimi mesi, diversi fattori hanno portato a un ripensamento:
1. Preoccupazioni industriali
L’industria automobilistica europea ha segnalato rischi importanti:
- perdita di competitività verso USA e Cina
- investimenti troppo rapidi e costosi
- difficoltà nella supply chain di batterie e semiconduttori
- rischio di delocalizzazione produttiva
2. Pressioni politiche
Alcuni Paesi, tra cui Germania, Italia e parte dell’Est Europa, hanno chiesto maggiore flessibilità:
- mantenere motori efficienti oltre il 2035
- concedere deroghe ai plug-in evoluti
- riconoscere e-fuel e biocarburanti come reali alternative
3. Infrastrutture insufficienti
La rete di ricarica europea è lontana dall’essere pronta per sostenere un passaggio così drastico.
Mancano stazioni, potenza elettrica e omogeneità tra Stati.
4. Cambiamento delle priorità energetiche
La crisi energetica recente ha mostrato i limiti di una dipendenza totale dall’elettrico, soprattutto dal punto di vista della produzione e stoccaggio.
Cosa potrebbe accadere ora
La data del 2035 non è stata cancellata, ma la direzione appare chiara:
l’UE intende rivedere, ammorbidire o riscrivere la normativa.
Gli scenari più probabili:
Scenario A — Regola modificata (versione soft)
- divieto solo per auto alimentate da carburanti fossili puri
- via libera per endotermici compatibili con e-fuel
- deroga stabile per alcune categorie (sportive, collezionismo, nicchie)
Scenario B — Posticipo della data E slittamento al 2040 o oltre
- introduzione di tappe intermedie invece del blocco netto
Scenario C — Standard di CO₂, non divieto
- anziché vietare una tecnologia, si impongono limiti più severi
- chi li rispetta, anche con un endotermico, può vendere
Questa è la direzione preferita da vari Stati e da molte case automobilistiche.
Cosa significa per gli appassionati
Il possibile allentamento della norma ha un impatto culturale ed emotivo enorme:
1. Il motore endotermico non è finito
Potrebbe non scomparire, ma evolvere:
più efficiente, più pulito, più raro.
2. L’auto diventa ancora più simbolica
Se la combustione diventa “di nicchia”, ogni modello acquista un’aura di culto.
3. Cresce il valore delle auto già esistenti
Molti appassionati vedono questa fase come
la nuova età dell’oro per youngtimer, sportive e limited edition.
4. La transizione diventa più equilibrata
Elettrico e combustione potrebbero convivere più a lungo, ognuno con il proprio ruolo.
Conclusione
Il 2035, così come era stato immaginato, sembra ormai lontano dal concretizzarsi.
L’Europa sta ripensando il proprio approccio alla mobilità, cercando un equilibrio tra sostenibilità, innovazione, libertà di scelta e tutela di un patrimonio culturale che fa parte della sua identità: il motore endotermico.
Il futuro dell’automotive non sarà univoco.
Sarà ibrido, pluralista, tecnologicamente aperto.
E soprattutto, non sarà la fine del piacere di guida come lo conosciamo.